“Un libro mai scritto è più di un vuoto. Accompagna l’opera che si è compiuta come un’ombra fattiva, insieme ironica e dolente. E’ una delle vite che non abbiamo potuto vivere, uno dei viaggi che non abbiamo intrapreso. La filosofia insegna che la negazione può essere determinante. E’ più del rifiuto di una possibilità. La privazione ha conseguenze che non possiamo prevedere o valutare con precisione. E’ il libro che non è stato mai scritto che avrebbe potuto fare la differenza. Che avrebbe potuto permetterci di fallire meglio. O forse no.” Queste suggestive parole sono l’introduzione/spiegazione ai sette saggi contenuti nel libro, che poi rappresentano quei famosi libri non scritti che Steiner introduce e di cui parla. Lo svolgersi delle sequenze concettuali di questo grande intellettuale formano una spirale argomentativa che seduce il lettore e lo porta ad assistere, affascinato, ai sette percorsi , saggistici e autobiografici insieme ( quasi un ossimoro, questa definizione ), che compongono il libro. Non voglio procedere oltre. La scrittura e la concettualità di Steiner pretendono una lettura ed una meditazione soggettive e non guidate. Un entrare nel profondo della propria concezione del mondo, nell’unicità della propria storia intellettuale ed esistenziale. Ed uscirne profondamente arricchiti.
