27
Mar

Wunderkind

scritto da Silvia Torrealta il 27 Marzo 2009

 Il nero è l’oscuro

E’ uscito una ventina di giorni fa il romanzo dell’esordiente D’Andrea G.L ” Una lucida moneta d’argento ” primo volume della trilogia del Wunderkind. Qualsiasi riassunto non riesce a rendere il tono apocalittico del romanzo o la possibilità, cardine di questo romanzo, di avere livelli di lettura differenti e tantomeno suggerisce, in questo mondo che vive nella contemporaneità, il valore irrinunciabile della memoria. Tutti elementi che invece spiccano in una lettura consapevole di ” Una lucida moneta d’argento“, facendone un romanzo di grande respiro, che appartiene strettamente ad una contemporaneità complessa. Rimane un interrogativo, quale appartenenza di genere per questo testo ? Fantasy ( ci sono creature fantastiche, ma si svolge in un quartiere di Parigi, anche se inesistente, ai giorni nostri )? Horror ( quante creature mostruose e terribili troviamo nel libro ! )? Thriller ( abbonda la suspense, il colpo di scena e ci sono molti elementi nascosti che si scoprono via via )? Avrei potuto usare la pragmatica formula del Crossover, che viene utilizzata in ogni campo, dal software alle auto, fino alla letteratura, nel significato di commistione della diversità. Mi pare un sotterfugio. Forse la definizione che più convince è quella di un romanzo non identificabile con certezza in un genere , che fa parte della ‘nebulosa letteraria’ di cui discutono i Wu Ming, al riguardo del New Italian Epic. O forse, più semplicemente è un noir, se si può cominciare ad estendere il senso di questo aggettivo abbandonando la categorizzazione, ormai quasi bizantina, che indica diversi generi, giallo, thriller, poliziesco, hard boiled, investigativo, mistery ecc… Credo che siano maturi i tempi per comprendere sotto la denominazione noir tutto ciò che, nello svolgersi di una vicenda, fa emergere l’oscuro che c’è in ciascuno di noi, l’ombra che per alcuni non si domina e si concretizza in azioni criminose o semplicemente malvagie. Oppure suscita visioni e  materializzazioni fantastiche e spaventose. Anche questo fa parte dell’oscuro. E il nero è l’oscuro.

9
Mar

Cuore di ferro

scritto da Silvia Torrealta il 9 Marzo 2009

Cuore di ferro

Cuore di ferro è l’ultimo romanzo di Alfredo Colitto, un thriller medioevale. Bologna, 1311. Un discepolo della Studium trascina a notte fonda il cadavere di un uomo fino alla porta del suo maestro Mondino de’ Liuzzi, medico e anatomista. L’uomo è stato ucciso in modo orrendo e nel torace, aperto con una sega, il cuore è stato trasformato in un blocco di ferro. Sedotto dalla possibilità di scoprire il segreto che ha consentito una simile trasmutazione, Mondino decide di aiutare il giovane che, proclamandosi innocente, gli rivela la sua identità. Il suo nome è Gerardo da Castelbretone e, come il suo confratello assassinato, è un cavaliere templare, che si è nascosto sotto i panni di studente di medicina. Per coprirlo, il medico è costretto a mentire all’Inquisitore Uberto da Rimini, feroce accusatore dei Templari, che non tarda a bussare alla sua porta. Quando però un secondo cadavere viene ritrovato nelle stesse condizioni, Mondino e Gerardo capiscono che arrivare all’assassino prima dei domenicani è l’unica speranza che hanno per scagionarsi da qualsiasi accusa e sfuggire alle torture con cui, una volta arrestati, Uberto saprebbe far confessare loro anche ciò che non hanno mai commesso. Cuore di ferro è un romanzo storico di ambientazione accurata, mai didascalica e un thriller con i relativi colpi di scena che sono sempre plausibili, anche in un contesto medioevale. Lo stile è asciutto e la vicenda si svolge con un ritmo incalzante, che lascia il desiderio, alla fine, di leggere il seguito della trilogia di Mondino.