Da Gianfranco Nerozzi stesso, l’autore del Cerchio Muto, apprendiamo le caratteristiche di questo suo nuovo ( e bel ) romanzo.
E’ diverso dai precedenti e nello stesso tempo uguale: nella sua inclassificabilità. Nel senso che, come sempre ho fatto, anche stavolta ho scritto un romanzo degenere, che può essere letto nei modi più disparati. Quindi non solo un horror, non solo un poliziesco, non solo un romanzo generazionale. Nel complesso definirlo thriller potrebbe dare un’idea, molto approssimativa ( la suspense pare che non manchi… ). Ma poi ci sono tutti i discorsi legati alle tematiche sociali ed esistenziali che lo rendono al di sopra di ogni sospetto, o al disotto, a seconda di come uno vuole vederla. Ho voluto mantenere lo stile in una forma per così dire, allargata, lasciando le porte aperte ai lettori di tutti i tipi, senza usare gli stilemi classici strettamente legati alla letteratura di un certo genere, orrorifica per eccellenza, tanto per dire.Ho adottato uno spettro più ampio, usando un flauto magico con più possibilità armoniche, per fare in modo che nuovi lettori potessero essere ammaliati e venire verso di me. Persino la Casa editrice non ha voluto mettere in copertina la dicitura thriller, ma solo romanzo, e basta. Un romanzo di Gianfranco Nerozzi, però, con tante pagine irte di emozioni profondamente eseguite e sinceramente condivise. Credo che la definizione ‘ poesia del brivido ‘ possa dar bene l’idea della pulsione di fondo che si nasconde, che può esser letta nella trama: che si nasconde e poi si scopre.
